Le uve del Torchiato


La conformazione delle colline che salgono verso l'Altopiano del Cansiglio conferisce alla viticoltura del Torchiato un aspetto estremamente parcellizzato in cui ogni filare è "strappato" al bosco con un perseverante lavoro di secoli. Il paesaggio diviene così fotografia del solerte lavoro dell'uomo che, dalla potatura alla vendemmia, cadenza la maniacale cura con cui viene seguita ogni vite. I reimpianti sono sempre graduali (non più del 5% all'anno) così che in ogni vigneto vi è sempre la compresenza di viti molto vecchie, capaci di tramandare "la memoria", il senso di "appartenenza", il Terroir, come dicono i francesi.

Nell'economia rurale del primo '900, le vigne erano contraddistinte da ampi interfilari che garantivano, fino a cinque, abbondanti, sfalci all'anno per l'approvvigionamento delle stalle; in testa ad ogni pianta vi era sempre il gelso le cui foglie erano letto e cibo per i bachi da seta. Oggi, le maggiori esigenze di qualità, collegate alla scomparsa dell'allevamento bovino e della bachicoltura a livello familiare, hanno portato ad una progressiva specializzazione della viticoltura, intesa come principale elemento di valorizzazione del territorio. Vigneti perfettamente disegnati sono quindi il vanto di una nuova generazione di viticoltori che, ereditato l'amore per la propria terra, hanno trasformato le colline di Fregona in uno splendido giardino.